Articolo di Miriam De Nicolò per SNOB.
Jacobacci & Partners, fondata nel 1872, è una solida realtà europea che si occupa di valorizzare e proteggere la proprietà intellettuale.
Con oltre 150 anni di storia, opera in un settore di super-nicchia: meno di 300.000 professionisti nel mondo si occupano di intellectual property, a fronte di circa 250.000 avvocati solo in Italia, a dimostrazione della specificità del mercato.
Jacobacci non è una realtà generalista: è verticalmente concentrata sulla tutela della proprietà intellettuale — marchi, brevetti, design, online brand protection e diritti d’autore. Rappresenta il custode invisibile dell’eccellenza italiana, proteggendo il portafoglio mondiale dei più grandi brand del lusso, che ancora oggi affidano a Jacobacci la tutela globale dei propri asset intangibili. Mentre il mondo parla di brand e autenticità, Jacobacci ne scrive la grammatica giuridica: trasforma la creatività in diritto, il desiderio in valore economico protetto, l’intangibile in patrimonio certificato.
Con sedi in Italia, Francia e Spagna, e una rete globale di corrispondenti in oltre 160 paesi, il gruppo gestisce centinaia di migliaia di marchi e brevetti internazionali, accompagnando imprenditori di ogni dimensione — dalla startup innovativa al colosso multinazionale — nella valorizzazione e difesa del loro capitale più prezioso: l’idea. Lo sviluppo lo fanno i clienti, e Jacobacci agisce come alleato strategico, convinto che l’innovazione sia il vero motore dello sviluppo industriale, umano, sociale ed economico.
Enrica Acuto Jacobacci, alla guida di questa complessa realtà imprenditoriale con sette executive manager funzionali e suddivisi per business unit e una governance unica nel settore e per molte imprese di analoga dimensione, incarna quella rara sintesi tra rigore professionale ed empatia manageriale.
Ha saputo trasformare una realtà tradizionale in un gruppo moderno, mantenendo intatto il DNA di eccellenza professionale che attraversa cinque generazioni. Lo ha fatto con una leadership gentile, basata sull’autorevolezza e non sull’autorità, ciò che serve per gestire una realtà professionale sofisticata e soprattutto per attrarre talenti delle nuove generazioni, creando un ambiente adatto ai bisogni di oggi, promuovendo sostenibilità, responsabilità condivisa e crescita dei collaboratori.
Il nostro DNA è eccellenza professionale: come le grandi maison del Made in Italy, custodi di valore artigianale, qualità e cura in ogni dettaglio. La nostra generazione ha guidato il passaggio da studio tradizionale ad azienda strutturata, creando un vero e proprio brand riconosciuto a livello internazionale in un settore molto di nicchia.
Oggi il gruppo fattura circa 75 milioni di euro, conta 13 sedi in Europa tra Italia, Francia e Spagna, un gruppo di società tutte specializzate in IP che gestiscono numeri molto importanti: oltre centinaia di migliaia di asset tra marchi, brevetti e design in tutti i settori e un network che copre più di 160 paesi. Valorizziamo gli asset intangibili dei nostri clienti con un modello solido, che integra digitalizzazione, professionalità umana e compliance. Il tutto con un approccio etico, attento alla responsabilità sociale, al rispetto delle persone e all’attrazione dei talenti, creando valore non solo economico, ma anche umano e sostenibile. Oggi la quinta generazione porta nuove energie e prospettive, stimolando progetti innovativi.
Grazie alla loro preparazione e alla visione internazionale, stanno integrando strumenti di intelligenza artificiale e metodi sempre più sofisticati per gestire i clienti e il network globale, arricchendo ulteriormente la nostra visione di nuovi valori, approcci e opportunità, efficientando al contempo il nostro modello di lavoro. Il nostro compito è affiancarli, supportandoli nella responsabilità di portare avanti un’eredità storica e professionale, un vero archivio dell’ingegno umano e del Made in Italy. La stessa Jacobacci è oggi un brand di riferimento in un settore molto specifico e ristretto.
Per dare un’idea della scala: in Italia ci sono circa 250.000 avvocati, mentre nel mondo stimiamo circa 300.000 persone tra professionisti specializzati e staff dedicato alla proprietà intellettuale. Con la nostra realtà e i 75 milioni di euro di fatturato, generati esclusivamente dall’IP, ci posizioniamo tra i leader globali del nostro settore.
Per anni il nostro lavoro era percepito come tecnico: depositare brevetti, registrare marchi, proteggere le idee. Ma in realtà è sempre stato un lavoro di costruzione. Molti tra i più noti marchi italiani — e non solo — hanno visto nascere e crescere il loro portafoglio di diritti intangibili tra le pareti dei nostri uffici nel corso dei tre secoli di storia che copriamo. Non si tratta solo di tutela legale: parliamo di trasformare la creatività in valore economico. Brevetti, marchi e design diventano strumenti concreti per costruire un’identità riconoscibile e duratura. Accompagniamo gli imprenditori nella lettura del valore dei loro asset, spesso prima che loro stessi ne colgano pienamente il potenziale.
È sempre l’inizio. La vendita non è un traguardo, ma l’apertura di una relazione. Il lusso autentico nasce dal dialogo continuo con chi sceglie il brand: fidelizzazione significa cura, attenzione, coerenza in ogni gesto, in ogni dettaglio. Senza questa esperienza, anche il prodotto più prezioso perde valore. Come scriveva Baudrillard, filosofo e sociologo francese, viviamo nell’epoca del simulacro: il consumatore non acquista più oggetti, acquista significati. E quando il significato tradisce la promessa, il desiderio si spegne.
L’autenticità non nasce dalla semplice dicotomia vero/ falso. Nasce dalla coerenza, dal presidio di ogni passaggio della filiera: dalla materia prima, al design, alla produzione, fino all’esperienza finale del cliente. Talvolta il falso nasce dagli stessi luoghi dove nasce l’originale, ma il vero valore è mantenere il controllo sulla narrazione del brand. Alcuni dei nostri clienti più sofisticati seguono filiere che prevedono l’allevamento controllato di coccodrilli per pelli pregiate, la lavorazione di lane rare e tessuti esclusivi o processi produttivi unici. La qualità è misurata dalla cura di ogni fase, dalla materia prima al prodotto finito. L’attenzione estrema a dettagli apparentemente invisibili è ciò che garantisce autenticità e desiderabilità, e ciò che distingue l’eccellenza reale dalle imitazioni. Il consumatore moderno percepisce immediatamente quando un brand mantiene la propria promessa: coerenza, qualità e attenzione ai dettagli sono il vero lusso.
Il lusso assume forme diverse a seconda della cultura: in alcuni Paesi è rito, in altri servizio, in altri affermazione. Ma ciò che resta costante è la cura del dettaglio, l’eccellenza tangibile e percepibile. In Giappone, ad esempio, ho vissuto una delle esperienze più interessanti di lusso: sono entrata in un negozio Bottega Veneta a Tokyo con una loro borsa e, tra molti inchini e con grande formalità, mi hanno ringraziato. Il livello di servizio e attenzione al cliente è straordinario, quasi impossibile da replicare altrove. Questo dimostra che in alcune culture l’attenzione al cliente è già totale, e il lusso non è solo prodotto, ma esperienza completa e impeccabile. È lo stesso principio che governa il nostro lavoro: precisione, responsabilità, metodo. La qualità non si improvvisa, si costruisce e si mantiene.
Più che parlare di un ambiente prevalentemente maschile, nel nostro caso è importante riconoscere che le donne in azienda ci sono sempre state. Pur avendo ottenuto la certificazione della parità di genere solo in anni recenti, la presenza femminile fa parte della nostra storia da generazioni: in famiglia abbiamo una trisavola e una bisnonna dei nostri figli che hanno gestito da sole lo studio dell’epoca.
Nel mio percorso personale mi considero fortunata: sia mio suocero sia mio marito, pur sapendo che non potevo rappresentare la loro stessa eccellenza professionale, hanno saputo delegare e rispettare il mio ruolo manageriale e imprenditoriale, che ho sempre portato avanti con la massima autonomia. Le donne non sono un’eccezione, anzi sono sempre state una presenza significativa, seppur prevalentemente in ruoli di staff. Nel tempo è cambiato il mix delle responsabilità: oggi le donne guidano reparti come team leader, ricoprono ruoli di responsabilità di sede o di funzione e sono presenti nell’executive board e nel Consiglio di Amministrazione. Nelle materie STEM e tra gli ingegneri siamo ormai prossimi alla parità. Questo percorso non nasce da politiche formali, ma da una cultura che ha sempre riconosciuto competenze e responsabilità, indipendentemente dal genere.
Per me, l’uguaglianza non è uniformarsi agli altri, ma poter accedere alle stesse opportunità e far valere il proprio stile personale. Non ho mai sentito il bisogno di adottare uno stile inutilmente autoritario o di imitare modelli maschili: l’autorevolezza è ciò che serve davvero per gestire una realtà professionale sofisticata, attrarre talenti e costruire un ambiente di lavoro adatto ai bisogni di oggi. Il mio stile, che definirei gentile, cerca di coniugare eccellenza professionale e performance individuali con l’esigenza di unità, collaborazione aziendale e approccio multidisciplinare. Così ogni risultato personale contribuisce al successo collettivo, garantendo un’esperienza impeccabile per i clienti e promuovendo armonia tra professionisti, staffe strumenti digitali, in piena coerenza con l’attenzione al dettaglio dei brand che tuteliamo.
Il bilancio tra vita professionale e personale è per me un valore fondante da sempre e oggi rappresenta un elemento centrale anche per le nuove generazioni. Lavorare in modo flessibile, considerare la genitorialità non come un onere organizzativo ma come una parte da celebrare della vita, accogliere fragilità personali e collettive e promuovere crescita, sviluppo e benessere in azienda è essenziale. In questo modo responsabilità, performance e cura delle persone possono coesistere, creando un ambiente sostenibile e stimolante. Io stessa non potrei essere presente in azienda se non fosse un luogo felice, dove sto con piacere.
Assolutamente. Quando si parla solo di marginalità, io parlo di persone. Facciamo impresa e cerchiamo profitto, ma non a qualsiasi prezzo. Conta come si fa non solo cosa si fa. Anche il lusso deve rispettare questo limite: aumentare indefinitamente il prezzo significa perdere il consenso del consumatore. La sostenibilità, la coerenza, la responsabilità sociale e il rispetto verso chi lavora e verso il cliente sono parte integrante del valore.
Tuteliamo le idee dei nostri clienti, e l’arte è l’espressione più elevata dell’ingegno umano. Arte e Progetto, la nostra collezione, nasce attorno al tema dell’Omaggio all’ingegno: non è una collezione patrimoniale, ma un connettore di linguaggi, creatività, comunicazione e impatto. Ogni sede, con collezioni curate da Elena Re, dialoga con il proprio contesto e la storia locale, stimola il pensiero e rafforza l’eccellenza, creando un senso di appartenenza. Così come proteggiamo brevetti, marchi e design, coltiviamo un ambiente in cui l’innovazione diventa esperienza concreta e condivisa. Oggi, più che mai, mettere in dialogo l’ingegno umano, quello artificiale e quello collettivo è la via per generare un futuro armonico, creativo e di vera abbondanza per tutti.
Jacobacci & Partners resta oggi il luogo dove l’intangibile prende forma e valore. L’azienda unisce tradizione e innovazione, preservando prestigio nel settore e un autentico impegno verso responsabilità e sostenibilità. La quinta generazione si sta preparando a prendere il testimone, pronta ad arricchire la visione con nuovi valori e approcci. Con Enrica Acuto Jacobacci che guida l’azienda come una famiglia allargata, valorizzando la professionalità di tutti i collaboratori, e con la quinta generazione, ci sono ottime premesse per un futuro di opportunità, abbondanza condivisa e progresso industriale, umano, sociale ed economico, sostenuto dall’ingegno delle idee e dalla visione condivisa di chi crede nel futuro e nel progresso in modo costruttivo.