Articolo di Elena Genito per Produzione & Igiene Alimenti.
Il packaging per il settore alimentare sta attraversando una metamorfosi che ridefinisce il concetto stesso di "contenitore"
Se fino a pochi anni fa la progettazione era un esercizio di equilibrio tra costi e funzionalità, oggi il Regolamento PPWR (Packaging and Packaging Waste Regulation) e la richiesta di trasparenza totale da parte del consumatore hanno trasformato l’imballaggio in un sofisticato asset tecnologico che deve garantire sicurezza e, soprattutto, un fine vita programmato e verificabile.
Soluzioni tecnologiche che usano sapientemente la tutela brevettuale
Un polimero per tre
Il Regolamento PPWR spinge verso la riciclabilità totale, il che significa, nella pratica, ridurre le strutture multimateriale tradizionali. Per decenni, l'accoppiamento di materiali diversi (quali ad esempio PET/PE o PET/Alu/PE) è stata la scelta preferita per garantire proprietà barriera e rigidità strutturale. Oggi, la sfida maggiore è riuscire a trovare alternative monomateriale valide, che siano performanti almeno tanto quanto quelle da scartare: eliminare materiali diversi all'interno dello stesso pack significa dover chiedere a un unico polimero di fare il lavoro di tre.
In questo scenario si sta muovendo Plastik, azienda specializzata nella produzione di film plastici. Storicamente focalizzata sul settore igienico-sanitario, Plastik sta oggi lavorando per ampliare il proprio orizzonte, diversificando in mercati più vicini al food e alla detergenza e adeguandosi alle esigenze di tal settori. Al fine di rispondere alle esigenze di questi nuovi settori, l’azienda collabora anche con Unionplast al fine di portare competenza tecnica ai tavoli dell’Unione Europea.
Laura Cattaneo, CEO di Plastik, porta una testimonianza di innovazione di grande interesse. L’obiettivo è ambizioso: realizzare un materiale brillante come desiderato dal settore, ottenendo alte performance senza sacrificare la riciclabilità. In questo ambito, Plastik sta lavorando per poter utilizzare l'orientazione meccanica, già applicata per realizzare prodotti del settore igienico, al fine di utilizzare una soluzione 100% PE.
In aggiunta, l'azienda ha depositato una domanda di brevetto per una pellicola plastica per i refill che utilizza coating a base acqua applicati tramite processo di stampa. L’affinamento di questa tecnica potrebbe permette di ottenere proprietà di barriera all'ossigeno adeguate ad alcune specifiche applicazioni, senza ricorrere a polimeri complessi, mantenendo l'intero imballaggio riciclabile meccanicamente senza declassamenti.
Un'altra applicazione di rilievo riguarda il comparto dei surgelati o frozen food. Plastik sta lavorando per realizzare film plastici monomateriale orientati al lightweighting mediante una spinta riduzione degli spessori, che, nonostante il minor impiego di plastica, ottengono performance allineate e in alcuni casi anche superiori rispetto agli standard attuali di mercato.
Carmen Sasso, Responsabile R&D della società, evidenzia anche come, sul fronte dell’igiene e della safety, in azienda la ricerca si sta muovendo verso soluzioni PFAS-free e verso l'esclusione di silossani dai processi di estrusione di film, al fine di garantire un packaging "clean" fin dalla materia prima.
Packaging monomateriali
Allo stesso modo, il Gruppo Guala — punto di riferimento mondiale nelle soluzioni di erogazione (Guala Dispensing) e nel packaging per il settore alimentare e farmaceutico (Guala FP) — sta spingendo verso la monomaterialità totale.
Una delle innovazioni più recenti riguarda la sostituzione dei filtri interni alle capsule da caffè monodose. La ricerca Guala si è concentrata per passare dalla tradizionale carta a soluzioni in tessuto non tessuto di polipropilene (PP). La carta, essendo un materiale estraneo alla plastica, complicherebbe il riciclo meccanico; l'adozione del TNT in PP permette invece di ottenere capsule interamente saldate e composte da un unico polimero. Inoltre, questa soluzione garantisce una resistenza superiore alle alte pressioni e temperature di erogazione, eliminando al contempo la necessità di colle o adesivi chimici.
Al di fuori del mondo capsule, Riccardo Alluigi, IP Manager di Guala Dispensing, illustra un altro case study rappresentativo della ricerca della monomaterialità, un trigger spray "metal-free" adatto all’utilizzo “upside-down”.
Le soluzioni “upside-down” tradizionali, infatti, operano fondamentalmente sfruttando il peso di una piccola sfera di acciaio, che libera o ostruisce alcuni passaggi per il prodotto.
Nel dispositivo, sul quale è stata depositata domanda di brevetto, la sfera in acciaio è stata sostituita con elementi valvolari in materiale plastico, assicurandone la completa riciclabilità, pur consentendo di adoperare efficacemente il dispositivo anche in posizione capovolta.
Se la monomaterialità facilita il recupero, la gestione effettiva del materiale post-consumo richiede protocolli rigorosi e innovazioni nel fine vita.
Il mondo del caffé
Tornando al mondo del caffè, ad esempio, le capsule monodose, classificate come food packaging, pongono agli specialisti una sfida complessa di separazione tra l'involucro e il contenuto esausto.
La compliance viene affrontata anche tramite la gestione della frazione organica. Per le varianti a infusione che restano nella filiera plastica, il gruppo Guala ha recentemente introdotto capsule apribili e svuotabili (domanda di brevetto internazionale n. WO2025037290A2), dotate di un sistema di apertura che permette al consumatore di separare facilmente il fondo di caffè dal suo contenitore, assicurando che l'involucro arrivi al riciclo privo di contaminazioni organiche.
Su un altro fronte, Guala fornisce soluzioni compostabili (domanda di brevetto internazionale n. WO2025017544A2), efficaci perché permettono di conferire l'intero prodotto, ossia capsula e residuo, nel contenitore di smaltimento organico.
Ecodesign e plastic waste
Riguardo al fine vita, anche Serioplast, leader nella produzione di imballaggi rigidi in plastica per l'industria dei beni di largo consumo, sta sviluppando progetti che puntano all’utilizzo al 100% di materiale riciclato post-consumo (PCR) in imballaggi rigidi.
In Seriohub, l'azienda si occupa di sviluppare soluzioni innovative per soddisfare le richieste del mercato, coinvolgendo il cliente nel processo dalla nascita dell'idea, durante la fase di progettazione, alla fase di test e di prototipazione, e infine nelle fasi di validazione e industrializzazione.
Un recentissimo progetto della società riguarda una bottiglia per olio di semi in rPET 100% per la Pietro Coricelli Spa, azienda leader nel comparto degli oli vegetali in Italia, dove le performance strutturali sono garantite da nervature strutturali (ribs) che aumentano il momento d'inerzia delle pareti, consentendo un alleggerimento del peso che evita il collasso del contenitore durante lo stoccaggio logistico, pur mantenendo il prodotto esteticamente gradevole e in linea con la brand identity del cliente. Un chiarissimo esempio di ecodesign, ovvero l'integrazione di criteri ambientali nello sviluppo di prodotti per ridurne l'impatto lungo l'intero ciclo di vita.
In questo contesto, testimonia Claudia Berardi, Product Innovation Manager di Serioplast, è stato fondamentale anche l'uso di simulazioni virtuali per l'ottimizzazione strutturale e la riduzione del "plastic waste", oltre che l’utilizzo di tecnologie di additive manufacturing per la realizzazione degli stampi. Una prova di come diverse tecnologie possono essere messe a fattor comune per ottenere un processo efficiente e a basso impatto ambientale.
Come dichiara l’azienda Pietro Coricelli: “E’ stato un piacere collaborare con il team di SerioHub nella creazione da zero di una nuova bottiglia, partendo dal suo disegno, ai dettagli tecnici, fino al peso. Il nostro obiettivo era poter vantare una bottiglia dalla shape performante e unica sul mercato.”
Dunque, un approccio in cui il consumatore finale resta il driver principale per le scelte produttive. In quest’ottica, sicurezza igienica, fine vita e funzionalità sono le esigenze fondamentali da considerare in fase di sviluppo.
I nuovi driver di sviluppo
In conclusione, l'innovazione nel packaging alimentare è un ecosistema dove la scienza dei materiali, l’attenzione al riciclo e al fine vita e la tutela del consumatore convergono per rispondere alle nuove direttive europee. Dalle interviste ai player del settore emerge un quadro chiaro: la competitività futura si gioca sulla capacità di trasformare la sostenibilità da semplice obbligo normativo a vantaggio tecnologico misurabile.
Come sottolinea efficacemente Marco Gramola, Global IP & Business Development Director di Guala Dispensing FP, la progettazione non può più essere scissa dal destino finale del materiale: “Se tempo fa, quando si doveva sviluppare un prodotto, bisognava considerare principalmente un tema di funzionalità di base, una richiesta del cliente, oggi, al tavolo delle decisioni si siedono anche il fine vita del prodotto e la compliance con le normative, come driver decisivi per lo sviluppo di nuove soluzioni”.
La collaborazione tra produttori di materie prime, fornitori di packaging e brand di prodotti alimentari sta definendo una nuova era della trasparenza: un’era dove l'imballaggio non è più solo un costo necessario, ma la prova tangibile dell'impegno etico e tecnologico di un'azienda verso il proprio consumatore.






